«Melania voleva svelare il segreto della caserma»

TERAMO – I giudici demoliscono il movente passionale e rilanciano la pista investigativa del segreto inconfessabile legato alla sfera sessuale o al mondo della caserma: «Può essere ipotizzato che la moglie avesse scoperto qualcosa di assai più grave del tradimento, o anche solo di torbido. Occorrerebbe approfondire i rapporti interni alla caserma, gli eventuali giri di droga, le altre relazioni extraconiugali…», così il giudice per le indagini preliminari di Teramo, Giovanni Cirillo, riscrive il delitto di Melania Rea.

 

Sull’assassino sembra però non avere dubbi: «L’omicidio deve essere attribuito a Salvatore Parolisi, il marito, senza alcuna ragionevole possibilità alternativa». In 185 pagine di ordinanza, meditata e scritta in tempi da primato, appena tre giorni, il magistrato abruzzese ha deciso che il caporalmaggiore di Frattamaggiore deve rimanere in carcere per aver ucciso sua moglie e per averlo fatto criminal crudeltà, in un momento di particolare debolezza «reattiva» di Melania, quando cioè non poteva fuggire, prigioniera dei suoi pantaloni abbassati, e di averne pristine «deturpato il cadavere».

 

Due nuove accuse, queste ultime, che si vanno ad aggiungere alle altre e che dal punto di vista penale, se confermate, porterebbero assolutamente all’ergastolo.

Il giudice di Teramo non crede, dunque, all’ipotesi della strada senza uscita in cui sarebbe entrato Parolisi, stretto fra due donne, Melania e Ludovica, moglie e amante, entrambe opprimenti al punto da indurlo all’omicidio: «Di fatto – sostiene – la situazione nella quale versava, pareva andargli benissimo. Famiglia e distrazione. Pazienza se a Ludovica tutto ciò non andava bene. Se ne sarebbe fatta una ragione. Lui l’avrebbe convinta ogni volta a non andarsene».

 

La ragione del gesto estremo deve essere piuttosto ricercata in ciò che Melania avrebbe scoperto quando «lo seguiva, lo controllava, non poche volte lo aveva persino pedinato». E non esclude qualcosa anche di più alto riguardante la sicurezza militare o di sessualmente compromettente dal punto di vista dell’immagine male di un caporalmaggiore. In quest’ottica il giudice attribuisce un’importanza decisiva alla testimonianza di Rosa Immacolata.

 

L’amica confidente di Melania afferma: «Nei giorni immediatamente precedenti l’omicidio, il 16 aprile (due giorni prima del delitto, ndr), Melania le era apparsa molto nervosa, fumava molto e voracemente. In un’occasione aveva qualcosa di “molto brutto” da dirle, senza che ci sia stato il tempo di farlo». Parolisi, dopo la morte di Melania, il 19, si affretta a chiamare Rosa, dunque il magistrato sospetta che l’uomo temeva che la moglie avesse rivelato il segreto inconfessabile.

 

Diversamente dai suoi colleghi ascolani, il magistrato di Teramo propende più per la premeditazione che per il delitto d’impeto. «Dalla ricostruzione degli accadimenti residua una certa preparazione dell’aggressione, avvenuta in luogo isolato, con l’utilizzo di un’arma bianca», il coltello, che non risulta avesse con sé abitualmente. Per lui e per la Procura di Teramo «è senza tema di smentita che Parolisi abbia condotto la moglie a Ripe di Civitella, dove è stata aggredita alle spalle, quasi sgozzata, inseguita, raggiunta e poi finita».

 

L’accusa di aver infierito sul corpo di Melania dopo la morte «è a lui addebitabile», e sul dna femminile su cui punta la difesa di Parolisi dichiara: «È vero che ci sono tracce di dna estranee ma si tratta di profili parziali, compatibili con una semplice stretta di mano». Conclude infine perentorio: «La pista della donna ipotizzata dalla difesa è priva di ogni fondamento».

L’interrogatorio di garanzia è previsto per domani. A Parolisi sarà offerta una terza possibilità di difendersi. In precedenza si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Ma gli avvocati difensori confermano la strategia: silenzio.

Natalia Radicchio

Foto| via www.ilcentrotirreno.it

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2 Risponde a «Melania voleva svelare il segreto della caserma»

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    giulio 03/08/2011 a 12:38

    Al terzo interrogatorio i difensori di Parolisi suggeriscono il silenzio.Credo che non sia una decisione saggia, sia pure sotto il profilo tecnico. Gli inquirenti,i familiari di Melania, i cittadini comuni attendono risposte e giustizia. E questo lo si potrà ottenere da una fedele, onesta e veritiera versione del caporalmaggiore. Gli avvocati dovrebbero consigliarlo in modo migliore credo.
    gilbtg

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      Natalia 03/08/2011 a 15:32

      Ce lo auspichiamo!

      Rispondi

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